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PROCEDURE CONCORSUALI E LA LIQUIDAZIONE DELL'IMPRESA

Pubblicato il 31 maggio 2018 alle 13.50



Le imprese sono non fallibili nel momento in cui sono rispettati contemporaneamente i requisiti indicati nell’art. 1 L.F.:

a) L’impresa ha avuto, nei tre anni precedenti il deposito dell’istanza di fallimento, un attivo patrimoniale (voci A, B, C, D, dello stato patrimoniale) annuo inferiore a 300.000 €.

b) L’impresa ha realizzato, nei tre anni precedenti al deposito dell’istanza di fallimento, ricavi lordi annui inferiori a 200.000 €.

c) I debiti accumulati (scaduti e non) sono di valore complessivo inferiore a 500.000 €.

In aggiunta, indipendentemente dal rispetto o meno dei requisiti soggettivi sopra esposti, sono non fallibili anche i seguenti soggetti:

- Imprenditori agricoli;

- Imprenditore commerciale individuale che si è cancellato dal registro delle imprese da oltre un anno;

- Socio illimitatamente responsabile fuoriuscito dalla compagine societaria o che abbia perso la responsabilità illimitata (es: fusioni, scissioni, trasformazioni, ecc.) da oltre un anno;

- Associazioni professionali, solo con sottoscrizione congiunta di tutti gli associati professionisti;

- Le società tra professionisti, poiché esercitano esclusivamente attività professionale;

- Start-up innovative;

- Enti privati non commerciali che, indipendentemente dalla personalità giuridica o meno, svolgono attività senza fini di lucro e rilevanti dal punto di vista sociale;

- Lavoratori autonomi e liberi professionisti;

- I consumatori;

- Persone che non svolgono attività lavorativa.

Prima di addentrarci nelle procedure fallimentari per le imprese in stato di liquidazione, riteniamo opportuno definire il concetto di “sovraindebitamento” sulla base dell’art. 6, co.2 lett. a) della L. 3/2012 quale << situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità del debitore di assolverle regolarmente >>.

Affinché si configuri sovraindebitamento è necessario che lo stato di crisi del soggetto sia “perdurante”.

Fatte le premesse del caso, il liquidatore di una società non fallibile può decidere se optare alternativamente:

1) Alla liquidazione ordinaria;

2) A condurre la società nelle procedure concorsuali di sovraindebitamento, o di accesso al procedimento di liquidazione del patrimonio del debitore.

Tra le due opzioni, diversamente da quanto avviene nella prassi, la giurisprudenza consiglia l’adozione di procedure concorsuali, in particolar modo qualora l’attivo liquidabile non sia sufficiente a soddisfare interamente i debitori poiché la liquidazione ordinaria comporta una serie di responsabilità e di rischi non di poco conto per il liquidatore cioè:

I) L’aggravarsi del dissesto e il compimento di operazioni che vadano ad arrecare un pregiudizio ai creditori. La liquidazione ordinaria consente al liquidatore di liquidare l’attivo con velocità maggiore rispetto alle procedure concorsuali ma, spesso, a condizioni di prezzo peggiori rispetto a quelle di una cessione tramite procedura competitiva. Inoltre si ricorda come vi sia il rischio concreto di aumento dei debiti nella liquidazione ordinaria rispetto alle procedure concorsuali, poiché in quest'ultime vi è l’impossibilità per i creditori, a pena di nullità, di iniziare o proseguire azioni esecutive;

II) Il pagamento di creditori senza il rispetto della par condicio creditorium. Nonostante il legislatore non abbia disposto specifiche normative, una parte della giurisprudenza (Cassazione 10/04/1996 n. 3321) è concorde nel ritenere che, soprattutto nel caso di attivo insufficiente a soddisfare tutti i creditori sociali, il liquidatore dovrà effettuare i pagamenti nel rispetto della par condicio creditorium (art. 2741 c.c.), rispettando in tal modo le cause legittime di prelazione (ipoteca, pegno, privilegio).

In caso di violazione della par condicio creditorium e a fronte di un’incapienza patrimoniale, il liquidatore è responsabile per il danno subito dal creditore che, al termine della procedura di liquidazione, sia stato soddisfatto in una percentuale inferiore rispetto a quella di altri creditori di pari grado: il risarcimento corrisponderà all’importo che il creditore avrebbe avuto diritto a ricevere laddove il liquidatore avesse correttamente rispettato la par condicio creditorum (Trib. Milano 21.4.2017, n. 4509).

Ulteriore rischio per il liquidatore è la sua responsabilità diretta in merito ai crediti tributari ai sensi dell'art. 36, co. 1 del DPR 602/1973 qualora non adempia all’obbligo di pagare i debiti tributari della società, senza dimostrare di << aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di aver soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari >>.


HP CONSULTING SRL - COMITATO DI STUDI

Categorie: Procedure concorsuali e crisi d'impresa